Sentieri
vuole far conoscere ai giovani italiani
il sentierismo, promuovendone gli aspetti di attività sportiva per
tutti attraverso cui si può conoscere l'ambiente, il territorio,
la cultura delle comunità locali. Vogliamo mettere in contatto i
nuovi praticanti di tale sport con la cultura sportiva europea e
con quelle federazioni che sono maggiormente impegnate nella
promozione, tra i giovani, del sentierismo.
Continua la vendita dei prodotti genuini di Libera
Terra, dagli ulivi, dalle viti e dal grano lavorati sulle terre confiscate alla
mafia.
Questi i contatti
per avere i prodotti prima che esauriscano le scorte, per
riaffermare il proprio no al potere delle mafie e per portare sulla tavola olio
e pasta di ottima qualità
L'undicesima edizione della carovana e' partita il 20 settembre da Bari. Raggiungera' come prima tappa l'Albania, per poi spostarsi in Serbia. Di li' tornera' in Italia, attraversera' varie regioni e, in dicembre, si spostera' in Sardegna, da dove raggiungera' la Corsica, poi la Francia e il Magreb. Infine tornera' in Sicilia, dove si concludera' il 15 dicembre. I programmi dettagliati della Carovana
:: No al ponte sullo stretto - Teniacemolo Stretto
NO AL PONTE - DIFENDIAMO LO STRETTO DI MESSINA
APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DELLO STRETTO
Messina, P.zza Cairoli - 22 gennaio 2006 - ore 10
La manifestazione per lo Stretto di Messina, promossa per
domenica 22 gennaio 2006 (raduno ore 10,00 a piazza Cairoli, Messina)
dalla Rete Noponte, si ispira ad un modello di società basato su principi
ecosostenibili e solidali e intende difendere la ricchezza paesistica,
ambientale e naturalistica del mare e delle terre tra Calabria e Sicilia, vera
grande risorsa turistica, in un luogo unico nella storia e nella cultura del
Mediterraneo che va difeso da interventi il cui impatto sarebbe irreversibile.
La Manifestazione per lo Stretto di Messina vuole riportare le popolazioni al
centro dei processi decisionali che riguardano i progetti che hanno impatto sul
loro territorio.
In questa zona ad elevato rischio sismico e dai precari equilibri
urbanistici e territoriali, il Governo, nonostante evidenti carenze progettuali
e la crescente opposizione della popolazione, sta portando avanti la
realizzazione di un ponte che vorrebbe collegare le due sponde dello Stretto, ad
unica campata della lunghezza di 3.360 metri, con doppio impalcato stradale e
ferroviario, per un costo prudenziale stimato, oggi, a consuntivo in circa 6
miliardi di euro (quando il costo reale dell'opera, per l'aumento dei prezzi dei
materiali, delle compensazioni ambientali e del calcolo sbagliato sulla durata
dei cantieri, almeno 12 invece di 6 anni, portano a stime che si aggirano tra i
7,5 e i 9 miliardi di euro) .
La scelta governativa è stata imposta ai cittadini italiani e alle città
di Messina e Villa San Giovanni, sfruttando i meccanismi antidemocratici di
semplificazione e accelerazione delle procedure della cosiddetta Legge Obiettivo
(L. n. 443/2001) , che prevede in tutta Italia la realizzazione (senza alcuna
seria analisi degli impatti ambientali e del calcolo costi/benefici per la
comunità) di oltre 250 interventi per una spesa complessiva preventivata
di 264 miliardi di euro ed elevatissimi costi ambientali e sociali. Anche la TAV,
che vede mobilitati migliaia di cittadini in Val di Susa, è figlia della stessa
Legge Obiettivo, che vorrebbe imporre loro costi sociali ed ambientali ingenti,
senza verifiche approfondite e senza la volontà della popolazione che dovrebbe
subire per oltre 15 anni, lavori e danni anche sanitari incalcolabili.
Nonostante ben 3 indagini in corso della DIA di Roma per turbativa d'asta in
merito alla gara del general contractor già espletata, per falso in atto
pubblico e sottrazione di documenti sul parere reso dalla commissione speciale
VIA del Ministero dell'Ambiente, per infiltrazioni mafiose (che hanno già visto
l'arresto di personaggi legati alla criminalità organizzata, pronti ad investire
ben 5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte) e nonostante la
messa in mora del governo italiano da parte dell'Unione Europea per la
violazione di due direttive comunitarie, il Governo insiste senza tentennamenti,
nel continuare a lanciare questa sfida avventata e distruttiva che noi
raccogliamo con la Manifestazione per lo Stretto promossa per domenica 22
gennaio 2006.
Noi riteniamo che questa sia una sfida sbagliata:
- per il progresso tecnologico. Non esiste ponte al mondo, stradale e
ferroviario, ad unica campata che superi i 1.900 metri. Allo stato attuale delle
conoscenze un ponte ad unica campata di 3.360 metri di lunghezza, come quello
voluto dal Governo, potrebbe essere costruito solo tra 100 anni.
- per i conti pubblici. Stime ufficiali prevedono che il traffico stradale
previsto nel 2032 sia di soli 18.500 autoveicoli al giorno, quando (se davvero
si volesse ripagare il ponte con i pedaggi) bisognerebbe garantirne
perlomeno 100.000, con le conseguenze prevedibili per le aree urbane di Messina,
Villa San Giovanni e Reggio Calabria; il traffico ferroviario è modesto ma le FS
dovranno pagare una gabella annua, quando il ponte andrà in esercizio, di 138
milioni di euro per contribuire a ripagarlo e per garantirne gli elevatissimi
costi di gestione.
- per l'economia del Sud. I 6 miliardi (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i
9) a consuntivo e i 138 milioni l'anno, per oltre 40 anni, potrebbero
essere meglio impiegati per il potenziamento e l'ammodernamento delle reti
stradali e ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione degli
scali portuali e aeroportuali o da trasformare in aeroporti civili (come Comiso
e Sigonella) e per incentivare il trasporto via mare e aereo di merci e
passeggeri. Mentre il mondo intero promuove le autostrade del mare come mezzo
più economico ed ecologico per il trasporto delle merci, in Italia si vuole
rendere carrabile il braccio di mare che separa la Sicilia dal continente.
- per il lavoro nel Mezzogiorno. L'occupazione temporanea nei 7 anni di
cantiere, stimata dal Governo, è gonfiata del 100% e sarà richiesta manodopera
ad alta specializzazione che escluderà le maestranze locali mentre si nasconde
che, a regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti
del traghettamento.
- per l'ambiente. Con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat
unico nel Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di
interesse comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall'Europa; la
qualità della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due
sponde, sarà compromessa definitivamente.
- per il territorio. Dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo il
25 % delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica. In
caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri.
Noi rispondiamo all'avventurismo del Governo chiedendo con la Manifestazione per
lo Stretto del 22 gennaio di:
1) non perfezionare alcun accordo con il General Contractor per evitare
qualunque danno ai conti pubblici, tanto più che ancora non si conoscono gli
esiti delle indagini in corso e delle procedure d'infrazione europee;
2) impiegare i 6 miliardi di euro (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i
9) previsti a consuntivo per la realizzazione del ponte per adeguare e
potenziare invece le infrastrutture esistenti in Calabria e Sicilia;
3) cancellare l'aiuto di Stato di 138 milioni di euro, garantito attraverso RFI,
alla Stretto di Messina SpA;
4) rivedere la posizione degli enti pubblici nei confronti della Stretto di
Messina S.p.a, con l'obiettivo del progressivo superamento del suo attuale
assetto, al fine di una reale promozione delle infrastrutture realmente utili al
Sud, sulla base di un piano di investimenti, frutto di un ampio confronto tra le
popolazioni e gli enti locali.
la Rete noponte
Osvaldo Pieroni
Ordinario di Sociologia dell'ambiente
Universita' della Calabria
tel. 0984 492565
fax 0984 492598
Perché
riteniamo che questa sia una sfida sbagliata IL PONTE SULLO STRETTO:
per il progresso
tecnologico. Non esiste ponte al mondo, stradale e ferroviario, ad
unica campata che superi i 1.100 metri. Allo stato attuale delle conoscenze un
ponte ad unica campata di 3.300 metri di lunghezza, come quello voluto dal
Governo, potrebbe essere costruito solo tra 100 anni.
per i conti
pubblici. Stime ufficiali prevedono che il traffico stradale previsto
nel 2032 sia di soli 18.500 autoveicoli al giorno, quando (se davvero si volesse
ripagare il ponte con i pedaggi) bisognerebbe garantirne perlomeno 100.000, con
le conseguenze prevedibili per le aree urbane di Messina, Villa San Giovanni e
Reggio Calabria; il traffico ferroviario è modesto ma le FS dovranno pagare una
gabella annua, quando il ponte andrà in esercizio, di 138 milioni di euro per
contribuire a ripagarlo e per garantirne gli elevatissimi costi di gestione.
per l’economia
del Sud. I 5 miliardi iniziali e i 138 milioni l’anno, per oltre 40
anni, potrebbero essere meglio impiegati per il potenziamento e l’ammodernamento
delle reti stradali e ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione
degli scali portuali e aeroportuali e per incentivare il trasporto via mare e
aereo di merci e passeggeri;
per il lavoro
nel Mezzogiorno. L’occupazione temporanea nei 7 anni di cantiere,
stimata dal Governo, è gonfiata del 100% e sarà richiesta manodopera ad alta
specializzazione che escluderà le maestranze locali mentre si nasconde che, a
regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti del
traghettamento.
per l’ambiente.
Con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat unico nel
Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di interesse
comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall’Europa; la qualità
della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due sponde, sarà
compromessa definitivamente.
per il
territorio. Dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo il
25 % delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica. In
caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri.
I testi sono liberamente riproducibili
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