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Perché
riteniamo che questa sia una sfida sbagliata IL PONTE SULLO STRETTO:
per il progresso
tecnologico. Non esiste ponte al mondo, stradale e ferroviario, ad
unica campata che superi i 1.100 metri. Allo stato attuale delle conoscenze un
ponte ad unica campata di 3.300 metri di lunghezza, come quello voluto dal
Governo, potrebbe essere costruito solo tra 100 anni.
per i conti
pubblici. Stime ufficiali prevedono che il traffico stradale previsto
nel 2032 sia di soli 18.500 autoveicoli al giorno, quando (se davvero si volesse
ripagare il ponte con i pedaggi) bisognerebbe garantirne perlomeno 100.000, con
le conseguenze prevedibili per le aree urbane di Messina, Villa San Giovanni e
Reggio Calabria; il traffico ferroviario è modesto ma le FS dovranno pagare una
gabella annua, quando il ponte andrà in esercizio, di 138 milioni di euro per
contribuire a ripagarlo e per garantirne gli elevatissimi costi di gestione.
per l’economia
del Sud. I 5 miliardi iniziali e i 138 milioni l’anno, per oltre 40
anni, potrebbero essere meglio impiegati per il potenziamento e l’ammodernamento
delle reti stradali e ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione
degli scali portuali e aeroportuali e per incentivare il trasporto via mare e
aereo di merci e passeggeri;
per il lavoro
nel Mezzogiorno. L’occupazione temporanea nei 7 anni di cantiere,
stimata dal Governo, è gonfiata del 100% e sarà richiesta manodopera ad alta
specializzazione che escluderà le maestranze locali mentre si nasconde che, a
regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti del
traghettamento.
per l’ambiente.
Con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat unico nel
Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di interesse
comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall’Europa; la qualità
della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due sponde, sarà
compromessa definitivamente.
per il
territorio. Dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo il
25 % delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica. In
caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri.
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